Situata al centro della Sicilia, cuore dell'antica Trinacria, Vallelunga Pratameno è un piccolo paese a vocazione agricola, come dimostra il suo stemma civico con due grappoli di uva uno bianca e l'altra nera fra bionde spighe di grano; a un'altitudine di 470 m. sul livello del mare occupa un territorio esteso 39,16 kmq e formato prevalentemente da arenarie cementate, associate ad argille sabbiose e da rocce gessose. Adagiato in un'estesa vallata è coronato da verdi colline salvo a nord laddove scorre un piccolo torrente chiamato comunemente “lu Vaddruni ” che più avanti si sposa con il Belici sino a sfociare nel fiume Salso. La valle non offre una vasta visuale d'orizzonti, il vero paesaggio si ammira spostandoci a sud del paese con le vaste catene montuose delle Madonie, il monte Campanaro che si erge sulle terre di Valledolmo e Regaleali, il monte di Cammarata e la vetta dell'Etna, il più alto vulcano attivo d'Europa.
Caratteristica è la collina “Tanarizzi” a m. 577 s.l.m., chiamata dai vallelunghesi “ Pirrera ” perché nel passato era una vera e propria cava di sabbia, che - investita dai venti di levante- protegge l'abitato dai venti freddi di tramontana; ciò incide sul clima mite con estati temperate e inverni non troppo rigidi che regalano al mutare delle stagioni incantevoli paesaggi con un'alternarsi di svariati colori, dal bianco-rosato della fioritura del mandorlo, al giallo del grano, al verde- marrone delle viti e dei fichi d'India.
Geograficamente equidistante dalle coste dell'isola e posta in un'area fertile, Vallelunga ha un'economia basata sull'agricoltura con una grande varietà di prodotti, ma specializzata nella produzione di uva ed olio d'alta qualità.
Anticamente il paese faceva parte della Valle di Mazzara, della Comarca di Polizzi e della Diocesi di Cefalù; solo dopo il 1819 fu annessa alla provincia di Caltanissetta e nel 1844 alla sua attuale Diocesi.
Eredità culturale
” Noi siamo dei nani, seduti sulle spalle dei giganti. Se riusciamo a vedere meglio e più lontano che gli antichi, non è per acutezza di vista né per capacità corporale, ma perché essi ci sostengono e ci innalzano ” .
( J. de Salysbury )