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Continuando il nostro viaggio nella storia, con un percorso all'interno del “ museo della civiltà contadina Salvatore Lo Re ”, non si può che restare affascinati dai frammenti che giungono dal passato e che sono oggi testimoni di una storia che va avanti nel tempo.

Il museo (presso il plesso Perez e in corso di allestimento), è uno dei più ricchi della Sicilia; pieno di ricordi e di storia offre una panoramica esauriente ed attenta del mondo agreste che da secoli è alla base dell'economia del paese. La collezione etnografica documenta le antiche tecniche lavorative in uso in Sicilia sino alla seconda metà del secolo scorso e legate alla vita domestica; costituita da 353 oggetti di cultura materiale e strumenti di lavoro raccolti nel

territorio del “Vallone” è stata messa insieme con molto impegno e dedizione dal Prof. Salvatore Lo Re (a cui è dedicato) sostenuto e appoggiato dalla popolazione locale.

All'interno vi sono ricreati interi ambienti rurali con gli attrezzi caratteristici: “ lu trappitu” (il frantoio), “ l'aratru (l'aratro) di lignu ” o “ l'aratru a chiùavu ”, “ lu zappuni ” (la zappa), “ lu cardu ” (l'erpice), “ la visazza” grande sacco di olona), “ la tradenta ” (la forca a tre rebbi), “ lu crivu” (vaglio a seta larga) e altri attrezzi che richiamano alla memoria le nostre origini. Ricca di suggestione è l'incantevole aula d'epoca delle scuole elementari con i suoi banchi di legno, vecchi sussidiari, quaderni e foto ingiallite dal tempo, mancano soltanto i bambini con i pantaloncini corti e le bambine con le treccine a farla rivivere. Oggi può ritenersi un valido patrimonio culturale perché testimonia un passato che altrimenti rischierebbe di essere dimenticato.

Il filo tenace che associa le menti non da gente a gente ma da generazione a generazione…. La società perpetua dei posteri con gli antenati . ”

( C. Cattaneo )